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L’ESERCIZIO DEL SALTO

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Il salto, soprattutto quello di ostacoli di grandi dimensioni, costituisce il punto di arrivo dell’arte equestre: questo perchè mette come sotto una lente d’ingrandimento la volontà e la capacità del cavallo di superare l’ostacolo con il minimo sforzo e quella del cavaliere di assecondarlo nel modo migliore.

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Vi sono cavalli che saltano con maggiore facilità perchè la selezione attitudinale li ha prodotti con maggiore equilibrio ed impulso naturali; ma tutti i cavalli possono saltare se correttamente addestrati all’uso migliore dei propri mezzi.

Per questo motivo vi è una stretta correlazione tra la capacità del cavallo di saltare utilizzando correttamente i suoi mezzi e l’addestramento che comporta anche la tenuta fisica del cavallo. Per questa ragione molti cavalli che dimostrano particolare attitudine al salto durano poco perchè i loro cavalieri sono portati a sottovalutare l’importanza dell’addestramento.

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L’andatura che offre al cavallo la maggiore possibilità di impiegare tutti i suoi mezzi è il galoppo. Con essa il salto prevede sette fasi: quella di preparazione nella quale il cavallo estende l’incollatura per poter valutare l’ostacolo e porta indietro il suo baricentro allo scopo di migliorare l’equilibrio al salto. Questa attitudine del cavallo non potrà essere ottenuta dal cavaliere al salto se non è in grado di ottenerla nel lavoro in piano assecondando l’estensione con le mani e la ripresa di equilibrio con le spalle.

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Nella fase successiva il cavallo batte al suolo successivamente entrambi gli anteriori portando su di essi il suo peso unitamente a quello del cavaliere ed abbasserà ancora l’incollatura: il cavaliere, oltre ad assecondare il movimento dell’incollatura, dovrà combattere la forza cinetica che lo porta in avanti. Lo potrà fare se saprà fermare l’assetto spingendo in basso i talloni.

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Successivamente solleverà l’incollatura allo scopo di portare entrambi i posteriori all’appoggio (pari se riunito): il cavaliere deve favorire questo movimento liberando la schiena del cavallo (le vertebre dorsali) e facilitando la flessione delle articolazioni lombo-sacrale e coxo-femorale che dispone le leve posteriori in posizione di spinta efficace.

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Quindi il cavallo riabbassa l’incollatura e s’impenna flettendo i garretti.

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Nella quinta fase, sollevati gli anteriori il cavallo mediante la distensione dei garretti si proietta in aria, sollevando repentinamente l’incollatura. Il cavaliere dovrà combattere la forza cinetica che lo porta indietro con la spinta che partendo dai talloni arriva alle mani che avanzano (ceduta). Questa spinta vi potrà essere soltanto se i talloni saranno stati spinti in basso, attivando la muscolatura posteriore dei polpacci. Dovrà combattere anche la reazione che lo porta verso l’alto e lo potrà fare piegandosi all’inguine.

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Nella fase successiva il cavallo allunga maggiormente l’incollatura allo scopo di favorire il passaggio dei posteriori evitando loro di flettersi nuovamente con un nuovo sforzo innaturale: il cavaliere deve quindi avanzare con le mani verso la bocca allo scopo di assecondare questo movimento.

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Il fatto che oggi la maggior parte di errori viene commessa dai posteriori dipende proprio dalla mancanza di cultura equestre della maggior parte dei cavalieri che non conoscono la ceduta e cercano di risolvere artificialmente il problema con l’uso di stinchiere strette: è un vero insulto al benessere del cavallo tanto sbandierato ma poco applicato!

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Superato l’ostacolo con i posteriori il cavallo riporterà indietro il suo baricentro sollevando l’incollatura mentre spinge in avanti gli anteriori sui quali si riceve; il cavaliere dovrà combattere la forza cinetica che lo spinge nuovamente in avanti fermando l’assetto attraverso la spinta dei talloni in basso;    successivamente dovrà favorire la ripresa del galoppo in avanti liberando la schiena del cavallo ed assecondando e favorendo il movimento dell’incollatura.

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Da quanto precede ben si comprende come le diverse fasi del salto corretto siano strettamente legate alla capacità del cavallo di utilizzare nel modo più conveniente i propri mezzi:  questo gli può essere insegnato e fatto comprendere soltanto dall’addestramento.  La possibilità di distinguere chiaramente le diverse fasi è strettamente legata alla qualità dell’addestramento.

In particolare, nella fase di battuta degli anteriori, è essenziale che sappia flettere le articolazioni alte posteriori: in caso contrario sarà costretto a compensare con una maggiore flessione dei garretti che, di conseguenza, perderanno parte della loro capacità di spinta. Provate a correre e saltare con le ginocchia molto flesse e ve ne renderete conto.

Nel lavoro di addestramento bisogna perciò insistere soprattutto nelle transizioni di velocità a scendere e nel lavoro in discesa.

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Per quanto riguarda il cavaliere voglio mettere in evidenza l’importanza (è l’unico modo per evitare l’errore di posteriore) della ceduta che prevede la completa avanzata delle mani (verso la bocca) soltanto nella parte finale della fase di sospensione: questo potrà avvenire soltanto se parte dalla spinta dei talloni sulle staffe per arrivare, attraverso il bacino, le reni, le spalle, alle mani.

E’ di grande importanza che durante tutto il salto lo sguardo del cavaliere vada oltre l’ostacolo: è l’unica modalità per ascoltare il cavallo ed assecondarlo senza precederlo.

Per concludere, il cavallo che salta impiegandosi come sopra descritto dona al cavaliere delle sensazioni impagabili che lo ricompensano ampiamente per tutto il lavoro compiuto.

Carlo Cadorna

 

4 Responses to “L’ESERCIZIO DEL SALTO”

  1. Questo sito è opera mirabile ed istruttiva! Grazie!!!

    28 Febbraio 2017 at 21:41 Rispondi
    • lastriglia #

      La ringrazio di cuore!

      1 Marzo 2017 at 05:08 Rispondi
  2. Alberto Alciator #

    Buongiorno Colonnello, come spesso faccio sto rileggendo alcuni suoi articoli, alla luce anche di alcune esperienze fatte durante l’anno. L’osservazione mi ha fatto rendere conto dell’importanza della fase del salto successiva alla preparazione durante la quale come descritto bene nell’articolo, il cavaliere “…. dovrà combattere la forza cinetica che lo porta in avanti. Lo potrà fare se saprà fermare l’assetto spingendo in basso i talloni….” E’ ovvio che da questa fase dipendono direttamente tutte le altre perchè se il tallone sale e il peso del cavaliere finisce in avanti non ci sarà più il tempo di recuperare l’insieme con il cavallo e si innescherà inevitabilmente una catena di errori di tutti i generi. Potrebbe darci qualche esempio di esercizi da fare per perfezionare il comportamento degli allievi in questa delicata fase del salto.

    Grazie

    Alberto Alciator

    5 Gennaio 2019 at 08:49 Rispondi
    • lastriglia #

      L’ho scritto in uno dei primi articoli (“Didattica Equestre”): dentro-fuori al galoppo (m. 3-3,20-3,40-3,60) e salti in discesa ripida (montagnola). Come preparazione è utile passare sulle barriere a terra guardando avanti e toccando alternativamente la punta del piede dx con la mano dx e sx con la mano sx. L’altra mano tiene le redini e mantiene il contatto.

      5 Gennaio 2019 at 13:57 Rispondi

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