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PERCHE’ NICK SKELTON ?

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Il trionfo di N. Skelton alle olimpiadi non deve meravigliare anche se, io per primo, non l’avevo messo tra i favoriti: ma vi era un motivo esclusivamente di tenuta.

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Infatti il Suo cavallo ha sofferto di una grave tendinite: queste lesioni non si curano se il cavallo non si impiega con un equilibrio perfetto. Questo perché le riparazioni cicatriziali sono molto meno elastiche dei tendini originali: quando un cavallo non è in equilibrio perfetto, all’atto del riceversi dal salto porta sugli anteriori anche la forza cinetica della sua massa oltre al peso della massa stessa.

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Ultimamente avevo visto il cavallo ancora piuttosto carico davanti (si vede dall’incollatura “gonfia”) tanto che ad Aachen aveva commesso qualche errore. Ma a Rio è stato presentato in condizioni perfette!

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D’altro canto Nick, che aveva ricevuto l’incarico di guidare la squadra inglese alle olimpiadi di Londra vincendo l’oro di squadra e mancando quello individuale per uno stupido errore, doveva rifarsi nei confronti dei rivali Whitaker che, negli ultimi quattro anni hanno avuto il sopravvento ma, grandi cavalieri, lo sono stati meno come istruttori.

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La superiorità di Skelton deriva dal fatto che i Suoi cavalli hanno sempre un grande impulso che Lui si limita a dosare: infatti, l’avete mai visto sedersi per sopperire appunto alla mancanza d’impulso?

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Forse pochi sanno che Nick, oltre a frequentare il circuito americano essendo anche legato a Laura Kraut, viene dal mondo delle corse: in esso i buoni allenatori sanno bene che per vincere ci vuole spinta e questa è determinata non dalla forza ma dalla giusta disposizione delle leve posteriori come inventato da Archimede 2200 anni fa.

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Ma nel mondo equestre (soprattutto italiano) molti sembrano esserselo dimenticato dal momento che il presupposto perché le leve possano funzionare correttamente è la decontrazione. Certamente i lettori avranno osservato con quale facilità il cavallo Fit for Fun (L. Dinitz) ha superato l’ultimo percorso (170) e non è certo un cavallo che ha della forza ma usa naturalmente in modo eccellente le sue leve perché è sempre decontratto.

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Giova ricordare che la decontrazione è prima di tutto psicologica (il grande G. Mancinelli lasciava sempre che i Suoi cavalli brucassero un ciuffo d’erba…) e deriva dal presupposto che è il cavaliere che si adatta al cavallo e non certo il contrario: questo esclude l’uso della forza, quella dell’assetto e quella delle mani (le redini di ritorno!), che nascondono sempre l’ignoranza e l’incapacità di esercitare le azioni corrette, in primo luogo la mezza fermata.

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Nel mondo delle corse si impara a sentire l’impulso perché si utilizza sempre l’azione della compagnia che lo stimola naturalmente: pensate che i cavalli da corsa, quando saltano la riviera, compiono una parabola di 7 metri. In Inghilterra le siepi sono tutte durissime (guai a toccarle!) e misurano almeno 160 cm. Ma tutti i cavalli le passano con bello stile perché, grazie all’impulso (azione della compagnia), imparano a misurare da soli l’avvicinamento.

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Quanti incidenti potrebbero evitare i nostri completisti se nella preparazione dei loro cavalli ci mettessero qualche caccia che insegna ai cavalli a diventare “clever”.

Suggerisco pertanto a tutti quelli che vorranno fare un’esperienza indimenticabile, per loro e per i loro cavalli, di partecipare al campionato italiano di cross-country che si svolgerà all’ippodromo di S. Siro il 5 novembre (informazioni a mbirigozzi@gmail.com).

Skelton ha dichiarato che si preparerà per vincere il prossimo Gran Slam (Ginevra-Aachen-Spruce Meadows).

Carlo Cadorna

P.S. Poiché il senso dell’articolo ha provocato qualche discussione, debbo precisare (come sempre) che non ho inventato niente:          infatti Piero d’Inzeo ed Il Gen. Ubertalli erano dei fautori(particolarmente qualificati) del lavoro in frotta perché assicura l’impulso, forma l’assetto dei cavalieri e non danneggia i cavalli (anche senza preparazione specifica).  I cavalli si danneggiano quando lavorano da soli:  nell’ultimo galoppo prima di partire per le olimpiadi Giapponesi nel ’64, effettuato ai Pratoni, si sono fatti male due tra i cavalli migliori, tanto che A. Argenton dovette montare la riserva che valeva poco.

Infine, il risultato del cross-country di Burghley (3 settembre 2016) dimostra che i cavalieri neozelandesi ed australiani hanno una marcia in più:  perché vengono tutti dalle corse!

 

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