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L’EVOLUZIONE DEL SALTO OSTACOLI

 

 

 

 

 

 

 

L’impressione che mi hanno dato gli ultimi appuntamenti internazionali di S.O. (primo livello) non è stata positiva:   troppi cavalli sono fuori categoria e saltano soltanto grazie all’esperienza dei cavalieri che li montano.


 

 

 

 

 

 

Altri invece salterebbero benissimo ma sono montati da cavalieri fuori categoria.

Questi dati di fatto sono dovuti prima di tutto all’aumento degli impegni per i cavalli sia come numero di concorsi da disputare che come impegno fisico derivante, per molti direttori di campo, dall’esigenza di effettuare una selezione.


 

 

 

 

 

Per poter durare i cavalli dovrebbero saltare senza sforzo partendo da un galoppo cadenzato e rotondo mantenuto dai cavalli senza interventi dei cavalieri: si osservino i cavalli dell’amazzone svizzera Nadia Peter Steiner a titolo di esempio.


 

 

 

 

 

Gli interventi dei cavalieri tendono ad irrigidire la spina dorsale e, di conseguenza la muscolatura dorsale come si può vedere dalla rigidità della coda.

Quando i muscoli lavorano in contrazione si danneggiano (“Le lesioni muscolari”) e non si curano certo con le infiltrazioni o con la Tecar come molti cavalieri sembrano ritenere.


 

 

 

 

 

Spero di sbagliarmi, ma non mi sembra che la partecipazione dell’Italia alle coppe delle nazioni da S. Gallo in poi, abbia migliorato la situazione cavalli dell’Italia, anche perchè alcuni direttori di campo non hanno nessun rispetto per le esigenze addestrative dei cavalli.

D’altro canto, i cavalieri sono a casa soltanto due giorni alla settimana e non possono certo portare avanti dei cavalli giovani: dovrebbero quindi avere a casa degli addestratori capaci ma non li possono avere perchè quelli all’altezza guadagnano di più lavorando in proprio.

 

 

 

 

 

 

Diventa quindi tutta una questione di mercato: i cavalli meglio preparati vanno alle giovani figlie di Papà. Tutti gli altri cavalli hanno vita difficile e sperano sempre di trovare dei direttori di campo che sappiano selezionare i concorrenti senza obbligare i cavalli a degli sforzi che li distruggono fisicamente.

Ma forse ce n’è uno solo e quindi il loro futuro è molto grigio.

Carlo Cadorna

P.S.  Guardando in televisione la più importante corsa inglese ho avuto una conferma di quello che scrivo:  ho visto il nostro più famoso fantino (Frankie Dettori) montare una cavalla di soli tre anni che galoppava in testa con un’accentuata flessione (ben visibile) dell’articolazione lombo-sacrale.  Galoppava con facilità ed ho scommesso (con me stesso)che avrebbe vinto:  infatti non vi è stata storia ed ha fatto corsa a sé!  Questo dimostra che il cavallo, quando usa le sue leve, copre spazio senza fare alcuna fatica.

 

 

 

 

 

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