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La valutazione dei cavalli giovani nelle categorie a giudizio

 

 

 

 

 

L’argomento cavalli giovani ha suscitato un grande interesse;  mi sembra quindi opportuno precisare, in armonia con le norme dettate dalla FISE, secondo quali criteri debbono essere giudicate le categorie di attitudine.

Compito precipuo del giudice è quello di incentivare un addestramento corretto e di concorrere alla salvaguardia della buona salute e dell’integrità dei puledri.  Per questo motivo è indispensabile, di concerto con il direttore di campo, verificare che il tracciato non crei problemi d’impulso ai cavalli, ma anzi lo faciliti.

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Osservando la qualità del galoppo in partenza, il giudice può già classificare il cavallo (4-5-6 / 6-7-8): il galoppo di buona qualità si vede dall’armonia, dagli anteriori che avanzano leggeri, dall’estensione e dalla cadenza.  Più il galoppo è rotondo e copre spazio,  migliore è la sua qualità.   Nel galoppo di qualità scadente,  il cavallo è contratto e zappa con gli anteriori.    Il cavaliere deve essere ben inserito nell’azione di galoppo, in equilibrio sulle staffe ed in assenza di aiuti(i cavalli che hanno bisogno di essere aiutati con l’assetto(cavaliere seduto) non raggiungono la sufficienza):  significa che deve venire nella mano del cavaliere DA SOLO.  In altre parole è il cavallo che deve galoppare sotto il cavaliere(fermo) e non viceversa.

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I salti devono succedersi come un normale tempo, più accentuato, di galoppo.  La parabola deve essere centrata sul salto in relazione anche all’età del puledro:  a quattro anni sarà un obiettivo da raggiungere. A sei una condizione richiesta.   Il cavaliere, avvicinandosi al salto, deve soltanto cedere con la mano, portare il baricentro leggermente indietro e stringere le gambe(“L’azione del peso del corpo”).

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L’armonia dell’avvicinamento e del salto sarà assicurata dal movimento accentuato dell’incollatura che assicura l’impiego corretto della schiena. Questo potrà essere valutato anche dal passaggio, senza spreco di energie, degli anteriori che si flettono avanzando,  e dei posteriori che si effettua alzando la groppa e NON flettendo i garretti.  Un altro elemento oggettivo per valutare il corretto uso della schiena, è la decontrazione della coda.

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L’esatto contrario è il cavallo che salta tutto d’un pezzo, sprecando molta elevazione (la distanza tra la pancia del cavallo e l’ostacolo). I cavalli che hanno subito una preparazione scorretta si vedono perchè accentuano la flessione dei garretti:  questi cavalli non “danno la schiena” come dicono alcuni commentatori privi di cultura equestre,  ma si procurano logorio ai garretti e danni osteo-muscolari alla schiena.  E’ scorretto anche il portare gli anteriori sotto perché indica che il cavallo è stato sbarrato.

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Non deve invece essere penalizzato il cavallo che salta molto sollevando la base dell’incollatura:  vi sono infatti alcuni soggetti cui la genetica ha trasmesso questa attitudine in modo naturale.

Inoltre l’esperienza mi dice che un cavallo di cinque anni, che sia stato iniziato con la schiena vergine utilizzando le tecniche suggerite da questo blog, può già saltare molto per effetto della riunione e deve quindi essere premiato.

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Condizione generale richiesta è l’impegno nella decontrazione che si esprime con l’incollatura che tende le redini in avanti, l’attenzione del cavallo concentrata sugli ostacoli da superare.

Propongo ai lettori due fotografie.  Per trovarne una completamente corretta ho dovuto ricorrere ad un cavaliere del passato: il cavallo si svolge sul salto alzando la groppa, perfettamente assecondato dal cavaliere.

Nell’altra, recente, vediamo un cavallo che salta tutto d’un pezzo, con la schiena imbarcata,  i garretti molto flessi e l’incollatura con un’estensione insufficiente:  questo modo di saltare logora le articolazioni posteriori.   Questo cavallo, già vincitore di un campionato, è finito in difesa davanti agli ostacoli: è probabile che abbia contratto qualche lesione alla colonna vertebrale.

Carlo Cadorna

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