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LA SITUAZIONE DELLO SPORT EQUESTRE IN ITALIA

Vengo dalla scherma, lo sport di maggiore successo e ne conosco le ragioni:  poche società ma ben strutturate.  Tutte offrono, ad un prezzo contenuto,  dei maestri molto qualificati,  la possibilità, nella stessa società, di frequentare atleti di alto livello, infrastrutture adeguate. Si pensi a quale spinta propulsiva avrebbe un centro ippico in cui vi fosse un Raimondo d’Inzeo che lavora i Suoi cavalli…

Nel nostro sport, vi sono moltissime società, per lo più senza i requisiti.  Gli istruttori sono mediamente poco qualificati ed, in altissima percentuale, in conflitto d’interesse perché praticano il commercio dei cavalli, spesso in modo disonesto.

Questo ha allontanato dal nostro sport il ceto medio alto con riferimento particolare ai giovani.  Di qui la crisi di partecipazione che colpisce tutto il settore.

La soluzione?  :  modifiche allo Statuto per eliminare la mercanzia delle deleghe e rendere il voto veramente democratico(voto elettronico dei tesserati).  Bisogna ristabilire il principio che decide chi paga!   Divisione netta tra politica e sport tecnico (dipartimenti) assegnando a questi degli obiettivi che devono raggiungere pena la sostituzione dei tecnici.  Parte del compenso dei tecnici deve essere pagato a risultato agonistico raggiunto ( una buona parte dello stipendio di Marchionne è costituito dalle stock option -azioni- della FCA)!     Semplificare tutta la struttura allo scopo di renderla più efficiente (con responsabilità chiare!) e meno costosa (“Il moloch della burocrazia”).

Ma non basta!   Occorre una norma che vieti il commercio da parte degli istruttori pena la sospensione della qualifica: lo faranno in nero, ma almeno saranno obbligati a vendere dei buoni cavalli.  L’istruttore deve invece essere il consulente dell’allievo nell’acquisto di un cavallo con una giusta percentuale (max 10%).  Nel contempo bisogna favorire la costituzione di centri di dimensioni adeguate alla produzione delle risorse necessarie per offrire ad essi uno stipendio decoroso. Il problema potrebbe essere risolto praticamente costituendo un albo professionale obbligatorio per i commercianti.

Occorre rifondare il settore formazione.  Scegliere un metodo naturale  che tenga conto dei progressi avvenuti nel mondo del cavallo:  prevalentemente nel campo dell’osteopatia e della fisiologia.  Qualsiasi imposizione al cavallo che comporti l’applicazione della forza fisica o morale, determina delle lesioni vertebrali o articolari. Se  non vengono curate danno luogo a compensazioni muscolari dalle conseguenze ancora più gravi.

Per una federazione moderna ed aggiornata occorre dare più voce in capitolo al settore “tutela del cavallo” che è strategico.  Nello Statuto deve essere chiarito che l’atleta è il cavallo e basta perché vi sono degli eccellenti cavalieri che di atletico non hanno proprio niente(un austriaco di 73 anni vince in gran premio!): d’altro canto, a cavallo meno uno fa meglio è (“L’atleta è il cavallo”).  Ed ai singoli cavalli soltanto devono essere indirizzate le provvidenze che il CONI mette a disposizione per la preparazione olimpica.  D’altro canto, anche il miglior “pilota”, quando non dispone di un buon cavallo ben preparato, sul piano agonistico non vale niente! Un passo avanti in questa direzione è già stato fatto nel settore antidoping: la parola “cavaliere” è stata sostituita con “cavallo”.

Quindi si metta fine alla collaborazione con personaggi che, ignoranti dell’Equitazione, sottomettono i cavalli ad esercizi che mettono in gioco il loro spirito di sopravvivenza secondo la formula:”o salti come dico io o non sei idoneo”.  Si richiamino tutti gli istruttori per uniformare il metodo di lavoro. E poi si istituiscano dei controlliIl controllo costa meno ed ottiene un risultato pratico più efficace della formazione

I centri che si fregiano del distintivo federale devono fornire garanzie di poter assolvere in modo corretto i compiti addestrativi, di formazione tecnica, educativa e fisica dei ragazzi e quelli relativi al benessere dei cavalli:  bisogna quindi istituire norme più stringenti per garantire un’istruzione corretta in un impianto idoneo (“Affinché lo sport equestre sia educativo”).  Bisogna favorire la nascita di sezioni di volteggio perché sono idonee a formare atleticamente i ragazzi meglio di altri sport oltre a quelle pony iniziando dai giochi.  Occorre anche rivedere le modalità di controllo aumentando la responsabilità di chi lo effettua materialmente (ritornare ai delegati tecnici, indipendenti dai comitati regionali ed incaricati di tutti i controlli per conto della FISE centrale).  Bisogna favorire,  anche con incentivi economici la costruzione di scuderie che salvaguardino le esigenze dei cavalli, oltre ad essere economiche (Tettoie – “Pratica di scuderia”).

Bisogna tornare ai voti plurimi in modo da incentivare e premiare i centri che si dedicano all’insegnamento a livelli differenti che si integrano a vicenda, con una pluralità di istruttori.

Il sistema di reclutamento e selezione degli istruttori deve essere profondamente modificato e ribaltato:  intanto bisogna partire da un livello agonistico alto perché non si può insegnare quello che non si sa.  Gli istruttori, ammesso che abbiano un livello di conoscenza e pratica sufficienti, si formano attraverso l’affiancamento a quelli più esperti: il corso con l’esame finale servono unicamente ad uniformare il linguaggio e le regole.  Quindi la FISE, dopo un reclutamento rigoroso, dovrebbe incentivare l’affiancamento anche con contributi economici che, di per sé, costituirebbero un premio per i centri più efficienti.  I primi a guadagnarne sarebbero gli istruttori perché la loro professionalità verrebbe incentivata e riconosciuta.  Mi sembra indispensabile anche l’istituzione di un albo professionale.  La professionalità degli istruttori si riverbera sulla diffusione del nostro sport portando ad un aumento effettivo dei tesserati che non si vede da vent’anni nel corso dei quali essi si sono più che dimezzati.

Bisogna procedere ad una riorganizzazione degli ufficiali di gara: troppi sono poco motivati e la loro presenza ai fini del controllo (regole di maneggio e maltrattamenti) è pressoché inesistente.  Ritengo che da un lato bisogna dare loro maggiore considerazione (distintivi, inviti, titoli onorifici, la facoltà e l’obbligo morale di intervenire anche quando non sono impegnati come giudici nella manifestazione) dall’altro, in contropartita,  pretendere maggiore professionalità ed impegno.

Occorre riformare un pubblico di appassionati,  partendo dai genitori.  Concentrare l’insegnamento, le manifestazioni ed il diritto di voto nei centri migliori;  organizzare in essi delle manifestazioni riservate alla formazione con categorie a giudizio commentate per il pubblico.  Portare in premiazione istruttore e genitori. I percorsi migliori metterli sul sito internet della FISE.  Organizzare in questi centri incontri dei ragazzi migliori con tecnici qualificati.

Pretendere che tutte le manifestazioni che si vedono in TV, siano commentate da veri tecnici.  Questi devono rivolgersi prevalentemente ai neofiti, spiegando perché un cavallo fa errore o si pianta,  perché uno ha vinto ed ha fatto un tempo migliore.

Per conquistare degli appassionati, occorre anche spiegare il linguaggio dei cavalli.

La FISE deve favorire l’organizzazione di manifestazioni più divertenti coinvolgendo anche la partecipazione degli allevatori che potrebbero far conoscere la qualità dei loro prodotti.

Un aspetto di particolare rilevanza è quello fiscale: oggi troppe realtà lavorano in nero.  Bisogna concordare, con il Tesoro,  un trattamento fiscale compatibile con il riconoscimento del nostro sport quale mezzo privilegiato per l’educazione ed il recupero delle persone.  Bisogna favorire la messa in regola anche con l’istituzione degli albi professionali.

Infine, bisogna razionalizzare le spese della federazione centrale, valutandone il costo-efficacia in relazione agli obiettivi che essa si è data,  per destinare le risorse prevalenti al sostegno ed alla formazione dei giovani di interesse nazionale.  La federazione centrale deve essere un centro di indirizzo e servizi:  le circa cinquanta persone che vi lavorano, mi sembrano un numero eccessivo che può essere drasticamente sfoltito (stigmatizzando gli incapaci) privilegiando le più efficienti.

Per concludere mi sembra comunque che, nella nostra Federazione, si deve cambiare marcia:  in tre mesi, lavorando con impegno, continuità e competenza si può cambiare un cavallo.  Ci vuole quindi, a cominciare dalla testa, un entusiasmo ed un impegno diversi per cambiare veramente le cose ed in poco tempo:  questo richiede programmazione, disciplina e competenza,  qualità che non vedo perché, se ci sono, sono coperte da una grande confusione.  Bisogna invece, attraverso la chiarezza e la programmazione, coinvolgere tutti, cavalli, proprietari, cavalieri, genitori, istruttori, in una corsa contro il tempo per recuperare nei risultati l’immenso patrimonio che esiste in Italia.

Queste sono proposte vere per compiere la rivoluzione di cui la FISE ha bisogno:  non vi attendete nulla del genere dai candidati perché temono il giudizio degli interessati.  Ma è come il gatto che si morde la coda:  se le figure professionali più importanti non comprendono che soltanto con una vera rivoluzione si può far crescere veramente il nostro movimento sportivo con evidente vantaggio, anche economico, per tutti.

In occasione delle prossime elezioni, tiferò per il candidato che sarà più idoneo e disponibile per la realizzazione dei cambiamenti che ho qui elencato.  Sicuramente, poiché è necessario un VERO CAMBIAMENTO,  escludo quei candidati che hanno avuto stretti rapporti con i presidenti che hanno lasciato il debito (2004- 2012) ed un ruolo nella VECCHIA  FISE!

                                                                                 Carlo Cadorna

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6 Responses to “LA SITUAZIONE DELLO SPORT EQUESTRE IN ITALIA”

  1. lucio lami #

    Caro Cadorna, complimenti per la tua iniziativa. L’inizio è ottimo visto che il problema sta tutto qui: separare il commercio dall’istruzione, istituire una scuola per istruttori che non rilasci diplomi ridicoli, come avviene da anni. Da decenni la FISE si rende responsabile degli istruttori-commercianti che abbindolano genitori allocchi e creano illusioni nei concorsisti analfabeti, mandati allo sbaraglio. Auguri. Lucio Lami

    5 Aprile 2011 at 08:09 Rispondi
  2. Carlo Cadorna #

    Grazie Lucio,
    il Tuo commento è il più autorevole!
    Purtroppo la prima ad essere coinvolta è l’ANIE, per cui non vedo una reale volontà di cambiare le cose. Ci vuole evidentemente un’azione di rottura…..

    5 Aprile 2011 at 14:46 Rispondi
  3. Caro Sig. Colonnello, quello che scrivi è sacrosanto e Te lo dico da papà di 3 cavalieri! Quanto sarebbe bello se almeno alcuni dei Tuoi suggerimenti venissero presi in considerazione. Quanto maggiore coinvolgimento di tutti ci sarebbe se anche i genitori fossero chiamati a gioire o comunque a partecipare (e non solo con la spremitura del portafoglio!) alle attività dei propri figli. E poi, poter far sentire che tutto il mondo dell’equitazione è vicino ai più meritevoli o comunque a quelli con più passione e che ci mettono il massimo dell’impegno sarebbe il miglior modo per non far calare la passione in tanti giovani cavalieri.
    Filippo Gargallo

    29 Giugno 2011 at 20:00 Rispondi
  4. Mi hai chiarito le idee!

    21 Novembre 2011 at 02:29 Rispondi
  5. Francesco #

    Caro Carlo,

    Non ho l’esperienza ne la competenza per poter degnamente commentare quanto hai evidenziato, ma mi sembra che ci sia in te la passione e le conoscenze del settore che elencano ciò che sicuramente ci sarà da fare per risollevare l’equitazione in Italia.
    Con stima.
    Francesco Moretti

    18 Novembre 2014 at 21:52 Rispondi
    • lastriglia #

      Grazie Franco, come ho scritto vedo soltanto una grande confusione: mi piacerebbe che venissero individuate le linee essenziali e, di lì, discendessero i dettagli; invece ne è stato fatto tutto un miscuglio…

      19 Novembre 2014 at 05:17 Rispondi

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