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IL CAVALLO

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E’ sempre stato l’animale dei miei sogni che si identificava con quello “da esperimento” del mio idolo Federico Tesio: un modo per mettere alla prova le nostre migliori qualità quanto ad intelligenza, coraggio, cultura, determinazione e continuità nel perseguire un risultato, lealtà e rispetto.

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Forse perché è un essere libero, che si concede con ritrosia e sbuffante condiscendenza: ha il senso della parodia perché Ti colpisce sferzandoti con la coda e, pestandoti con noncuranza un piede con lo zoccolo, Ti fa comprendere che l’ha fatto di proposito.

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Il cavallo è un ex animale predato, con le paure ma anche la rapidità di riflessi di questa specie; inoltre è un animale di branco con la sua gerarchia e bisogna metterlo insieme agli altri simili per comprenderne le caratteristiche principali in relazione a quelle degli altri cavalli.  Il cavallo non nasce atleta anche se la selezione genetica moderna ha prodotto cavalli per tutti i gusti. Il cavallo che ha maggiori caratteristiche atletiche è quello che ha facilità a flettere le sue articolazioni.

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Poiché è quello che si deve fare per produrre la velocità, l’atleta per eccellenza è il purosangue selezionato appunto sulla base dei tempi in pista.

In passato, allo scopo di selezionare un cavallo facile da montare, era stato un po’ abbandonato: ma ora che le esigenze agonistiche richiedono sempre maggiore velocità i commercianti e gli allevatori si sono riproposto il problema. Mi pare ovvio che bisognerà lasciare il compito di produrre cavalli facili da montare non più agli allevatori ma all’addestramento che dovrà essere quindi rispettoso della natura fisica del cavallo.

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Nel disegno accanto si può osservare come soltanto da una marcata flessione delle articolazioni lombo-sacrale e coxo-femorale può scaturire un’orientamento efficace delle leve posteriori (forza risultante).

 

 

 

 

Così come in un essere umano, per trasformare un cavallo in atleta bisogna influire essenzialmente sulla sua locomozione: essa eserciterà una spinta tanto maggiore quanto più potranno essere utilizzate le leve. Fu Archimede, oltre 2000 anni fa, a scoprire che esse moltiplicano la forza pura progettando delle macchine per il lancio di proiettili nella difesa di Siracusa.

Per questo motivo l’atletica umana si è evoluta negli ultimi anni concentrandosi nello sviluppo dei muscoli che mettono in funzione le leve (lombo-sacrale e coxo-femorale) che forniscono la spinta. Mi pare ovvio che bisogna fare lo stesso con il cavallo!

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Invece il mondo dell’Equitazione è fermo a delle regole, che sono diventate tradizioni nazionali, di due secoli fa che sono basate, anziché sull’utilizzo delle leve, sullo sviluppo della forza pura.  Osservino i lettori quanti cavalli lavorano in piano senza alcuna flessione alta posteriore:  si producono soltanto delle compensazioni e nessun lavoro utile!

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Questo cavallo è imbarcato e con la coda(schiena) rigida: massimo sforzo muscolare ed articolare.

 

 

 

 

E’ sintomatico che la principale scuderia tedesca di S.O., per affermazione scritta di uno dei suoi componenti principali, considera il salto un esercizio estraneo all’addestramento in piano e richiede quindi di costituire un esercizio a sé stante per sviluppare una muscolatura idonea.

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Cavallo che usa correttamente la sua linea dorsale con il minimo sforzo.

 

 

 

 

Per Noi invece non è così perché il salto non è altro che un tempo di galoppo (riunito) con l’oscillazione dorsale molto più accentuata.  E’ quindi falso l’affermare che oggi montano tutti nello stesso modo!

E’ quindi necessario ed opportuno tornare ad un rapporto di collaborazione con gli esperti di scienze motorie e fisiologia dei muscoli in attesa che queste materie diventino il pane quotidiano anche dei nostri istruttori.

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Il Col. Reitano già alcuni anni fa portò a termine un progetto di sviluppo della preparazione fisica dei cavalli in collaborazione con la Scuola dello Sport: poiché ho potuto apprezzarne i risultati positivi mi chiedo perché non si riprende quella strada vista anche la posizione che l’ufficiale occupa attualmente nell’ambito della FISE.

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Bisogna quindi sviluppare al massimo la capacità del cavallo di utilizzare l’oscillazione dorsale perché è appunto essa che mette in funzione le leve: lo può fare nella misura nella quale fa il giusto uso della sua incollatura (che nel cavallo ha la funzione delle braccia nell’uomo)mettendo il massimo impegno (“Lo sviluppo della funzione di flesso-estensione”).

Inoltre la sua schiena deve essere libera perché è la sua muscolatura che produce l’oscillazione e, quindi, la spinta (“Il cavallo e l’equitazione”).

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Invece possiamo osservare che nel mondo equestre si lega l’incollatura limitandone il movimento, si lavora spesso con il motore del cavallo al minimo e si passano delle ore pestando con le natiche sulla sua schiena che si contrae riducendo (anziché aumentando) l’oscillazione dorsale.  Possiamo osservare come molti “campioni” del dressage mettono della forza pestando sul proprio cavallo al galoppo:  l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare un buon cavaliere per valorizzare l’impulso del proprio cavallo (“L’azione del peso deve essere attiva o passiva?”)!

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Questa osservazione, già fatta oltre un secolo fa dal Cap. Caprilli, trova oggi conferma scientifica a seguito delle scoperte dell’osteopatia moderna (Giniaux). I cavalli sono quindi costretti a saltare con il massimo sforzo e molti tecnici(si fa per dire) ritengono che questo sia il risultato da raggiungere.

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Ma, rispetto all’uomo, il cavallo ha un’altra difficoltà: ha quattro gambe anziché due e, perché possa sviluppare una spinta, bisogna tenerlo diritto. In equitazione vi è un solo modo per tenere un cavallo diritto ed è quello di raggiungere e mantenere al massimo la tensione dorsale su di una mano pari: in questo modo il lato più lungo verrà fermato e quello più corto si allungherà.

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Per quanto precede risulta evidente che per lo sviluppo della locomozione del cavallo bisogna contemporaneamente assicurare al massimo grado l’oscillazione e la tensione dorsale:   il cavaliere dovrà quindi stare al centro tra la zona che produce la spinta (la groppa) e quella che la trasforma in oscillazione (la testa del cavallo).

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La sua mano dovrà, al tempo stesso, assicurare l’oscillazione e la tensione (cedere trattenendo): la sua azione sarà tanto più efficace nei confronti delle anche del cavallo quanto più marcata sarà la cadenza.

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L’unica andatura che permette di stare seduti (sugli ischi) senza danno, che valorizza l’oscillazione dorsale permettendo così al cavallo di non compensarsi, che non produce stress (gastriti), che permette di essere protratta per lungo tempo, è il passo la cui efficacia è sufficiente soltanto se viene sviluppato e protratto alla massima estensione e con la massima tensione dorsale.

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Quando si è ottenuto che il cavallo si appoggi e si distacchi dalla mano si può passare al galoppo (sollevato perché si libera la schiena e l’azione del peso diventa passiva) che mantiene l’oscillazione, sviluppa la capacità polmonare e la distensione delle fascie muscolari.

Quando si è ottenuta la distensione delle fascie muscolari su entrambi diagonali, è utile trottare su quello che spinge di meno allo scopo di ottenere una maggiore capacità di portare peso dell’altro.

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Queste osservazioni, già scoperte nel periodo tra le due guerre mondiali, tramandate anche per iscritto( vedi appunti Gen. Formigli), sono state completamente dimenticate e sostituite dalla precedente (e quindi superata e rottamata) equitazione di scuola che viene impropriamente definita “classica” mentre tale non è dal momento che non vi è nulla di classico nel danneggiare la struttura di un cavallo.

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Il trotto è utilizzabile con profitto soltanto quando si è ottenuto, utilizzando il passo ed il galoppo, che il cavallo tenda l’incollatura in avanti e mantenga un appoggio costante e pari nella mano,  nelle transizioni, soprattutto quelle a scendere, nell’andatura allungata e nel lavoro in dislivello.

Queste considerazione, scaturite dalla logica, hanno trovato conferma nell’esperienza passata ed anche in quella mia presente, a riprova di quanto già riportato (“Le responsabilità dei media”).

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare la logica ed il buon senso? Il mondo va avanti e quindi, prima o poi, vi saranno costretti!

Carlo Cadorna

 

6 Responses to “IL CAVALLO”

  1. camogli clelia #

    Grazie Colonnello. Amo le osservazioni di Tesio che reputo un genio,al di la di ogni ragionamento attuale.Vorrei che il libro di Tesio,poco conosciuto e poco capito,specie fuori dall’ambiente ippico fosse letto di piu anche nel mondo dell’equitazione.E la ringrazio,perchè ogni volta che leggo le sue osservazioni, ho la sensazione che fortunatamente qualcuno ancora mi capisce,o almeno,capisce che io quello ho imparato,funziona,e non voglio cambiare metodi. Totale libertà del bilancere e delle reni,questo fa felici i miei cavalli e li rende disponibili a richieste piu impegnative. La prego di continuare a diffondere cio che ci ha reso,ai tempi,tra i migliori al mondo.

    15 Febbraio 2016 at 08:51 Rispondi
    • lastriglia #

      Purtroppo vi è un vuoto culturale di 40 anni che non è facile da colmare perché “Noi” sappiamo che quello è il metodo migliore ma non è facile comprenderlo senza essere capaci di metterlo in pratica. Comunque non demordo anche perché penso e spero di essere in grado di dimostrarlo in pubblico. D’altro canto, il cavallo Flexible di Rich Fellers a 20 anni è ancora competitivo ed è uno dei migliori binomi del mondo!

      15 Febbraio 2016 at 11:32 Rispondi
  2. giuseppe maria de nardis #

    Che ne è del Sistema Unico Italiano?
    Forse la Commissione sta lavorando alla indicizzazione dei contenuti de “La Striglia” per facilitarne la consultazione e lo studio ed adottarli sic et simpliciter?
    Sarebbe auspicabile.

    giuseppe maria de nardis

    18 Febbraio 2016 at 11:10 Rispondi
    • lastriglia #

      La FISE ha precisato che la compilazione del manuale(probabile la correzione di quello attuale) compete al settore formazione. Ho avuto delle informazioni riservate e sono improntate a scetticismo. D’altro canto dobbiamo renderci conto che c’è stato un vuoto culturale di decenni: gli attuali responsabili sono stati formati in un periodo di miscuglio che non è né carne né pesce: è improbabile che abbiano un’idea chiara dell’equitazione italiana. Per quanto riguarda La Striglia, non mi risulta che da quelle parti sia particolarmente popolare. D’altro canto io contesto la validità del metodo Nooren perché incide troppo sul capitale cavalli utilizzando il salto per lavorarli: è un grave errore! Bisogna fare invece pochi salti ma significativi tipo delle croci basse ma molto larghe con riempitivo rustico al centro perché insegnano ai cavalli a sollevare la base dell’incollatura ed ai cavalieri a stare in equilibrio sui cavalli con un assetto fermo.

      18 Febbraio 2016 at 14:16 Rispondi
  3. timoteo #

    Buongiorno, assistendo come spettatore curioso, ad uno degli attuali stages Fise del tecnico Louradour, a tratti mi sembrava piacevolmente di risentire attraverso di lui , i contenuti della Striglia.; ad un certo punto però ha raccomandato agli allievi di sedersi , nelle girate, e prima del salto , qui ha giustificato , per lasciare avanzare meglio le mani ; .
    Comunque in genere tutta l’impostazione della sua didattica sulla calma, molta leggerezza delle mani , e dell’assetto avanzato …Bello anche il richiamo ai giovani fortunati di oggi che possono praticare l’equitazione di livello sostenuti dalla famiglia , evidentemente , dai loro ottimi cavalli e dall’ iniziativa Fise per gli stage.
    Striglia docet ?.

    27 Febbraio 2016 at 12:39 Rispondi
    • lastriglia #

      Come ho scritto, Louradour è un tecnico molto colto: è vicino all’equitazione americana-francese che è molto vicina a quella italiana salvo che per l’assetto. Secondo loro la gamba si deve fermare contro il costato del cavallo e non conoscono il giusto uso della staffa (ecco perché vi è bisogno di sedersi per poter avanzare con le mani!): è una posizione che non è razionale e, quindi, non la condivido. Ma sempre meglio dell’assetto che ruota intorno al ginocchio. Non bisogna dimenticare che Caprilli viene, culturalmente, dal trattato del Conte D’Aure… Sono convinto che Caprilli aveva ragione (libertà di bocca e di schiena) sia perché la Sua teoria è logica e sia perché è quella che mi ha dato i risultati migliori: conto, tra non molto, di farne apprezzare ai lettori il risultato.

      27 Febbraio 2016 at 19:09 Rispondi

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