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LA SISTEMATICITA’ DEL LAVORO

                                          

                                                                Si tratta di un argomento cruciale in Italia perché costituisce,  a mio avviso,  la causa principale della mancanza di risultati agonistici continuativi.  Già per carattere noi  italiani siamo fantasiosi, spesso geniali,  ma anche allergici a tutto quanto è metodico. 

Così  la tradizione nell’insegnamento dei  nostri  istruttori vuole che il lavoro sia variato “per non annoiare il cavallo” intendendo con questa prescrizione l’esecuzione di esercizi sempre diversi.  In realtà è bene comprendere e stabilire che il lavoro monotono annoia il cavaliere ed è poco utile al suo progresso perché questo può avvenire soltanto ampliando le sensazioni (“Le sensazioni a cavallo”). 

 

Ma le esigenze di un cavallo che si vuole trasformare in atleta sono diverse (“La preparazione alle gare”):  l’obiettivo è quello di far sì che i muscoli che assicurano la locomozione lavorino senza sforzo, anche in assenza di aiuti.  Ed  i muscoli si sviluppano  con l’esercizio moderato prolungato e ripetuto nel tempo.   

 

 

Studio pianoforte ormai da molti anni e Vi posso assicurare che si inizia ad essere “pianisti” nel momento in cui le mani suonano da sole, come una semplice esecuzione del pensiero.  Questo risultato, soprattutto in una persona non giovanissima, si può ottenere soltanto con l’esercizio sistematico,  senza mai arrivare alla stanchezza ma con infinite ripetizioni. Gli esercizi più efficaci sono i più semplici ma devono essere ripetuti finchè non vengono eseguiti alla perfezione.

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Sempre dallo studio della musica si può individuare la durata minima del lavoro: si fa il paragone con la pentola dell’acqua che deve bollire per ottenere un qualche risultato.  Accendere il fuoco senza arrivare alla bollitura è energia sprecata che non lascia alcun segno.  Parimenti nel lavoro del cavallo vi deve essere una durata minima (posto che sia svolto in condizioni di massimo impulso) che si può identificare in circa 40 min. Al disotto di questo tempo la complessa struttura del cavallo non si riscalda nemmeno e la muscolatura dorsale non può svilupparsi.

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Non si creda però che questa possa costituire la durata soddisfacente perché questa deve prevedere anche il tempo necessario al cavallo per mettersi diritto (“La distribuzione del lavoro”):  deve cioè consentire al posteriore più pigro di esercitare una spinta pari al suo gemello.  Il raggiungimento di questo risultato lo manifesta il cavallo masticando il ferro con la bocca che diviene “pastosa”.

Per meglio comprendere, se andate in palestra per sviluppare la forza delle braccia,  si deve individuare l’esercizio che impegna i muscoli che si vuole sviluppare:  e poi sollevare,  non 10 volte 50 kg.  ma 100 volte 5 kg.!!

 

 

 

 

 

 

In Equitazione è uguale perché tale è la fisiologia dei muscoli:    il cavallo deve arrivare ad interpretare il pensiero del cavaliere ed insieme, cavallo e cavaliere,  devono poter eseguire in modo armonico qualsiasi esercizio.  Il pianista che studia non si annoia perché trova nel progresso quotidiano lo stimolo necessario:   questo avviene anche per il cavallo.  Lo ha scritto Giniaux (“I principi dell’osteopatia”) e  lo confermo: il cavallo comprende benissimo ed apprezza il giusto lavoro perché oltre a consentirgli di superare vecchie lesioni più o meno gravi, gli permette di muoversi sotto il cavaliere senza fatica ed in perfetto equilibrio, con tutte le conseguenze positive di ordine sanitario e psicologico.

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Questo principio è valido soprattutto nella seconda e terza fase dell’addestramento(“Le fasi dell’addestramento”) perché nella prima sono le transizioni ad avere la precedenza.  Questo perché i muscoli si sviluppano soltanto se le articolazioni si flettono:  provate a camminare con le ginocchia rigide e poi flesse e potrete verificare che nel secondo caso i muscoli saranno molto più impegnati.  Lo stesso avviene nel cavallo che deve flettere le articolazioni lombo-sacrale e coxo-femorale:  lo potrà fare soprattutto al passo (“Il lavoro al passo”) e nelle transizioni (“Lo sviluppo della funzione di flesso-estensione”).

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Il cavaliere deve verificare di avere sempre bene il cavallo davanti alle sue gambe e concentrarsi sulla qualità della messa in mano. Soltanto in questo modo si potrà arrivare alla vera sottomissione (“La sottomissione del cavallo”) che, nell’agonismo di oggi, è indispensabile per emergere.

 

 

 

 

 

 I lettori possono ora comprendere perché è un assunto consolidato in Equitazione che il cavallo giovane ha bisogno di un cavaliere esperto:  infatti, soltanto un cavaliere esperto (secondo grado e non tutti) “sente” se il cavallo si impegna veramente.   

 L’attitudine alla disciplina ed alla sistematicità del lavoro  è invece una naturale predisposizione del popolo tedesco che ad essa soltanto deve i suoi successi:  infatti Steinbrecht,   il Padre della scuola tedesca, ha compreso che il cavaliere deve assecondare il cavallo ma non gliene ha fornito lo strumento (il giusto uso della staffa –“L’assetto in sella”). 

 

 

 

 

 

D’altro canto, il cavallo deve sempre lavorare con il motore al massimo e questa abitudine deve, con l’addestramento, diventargli usuale:  infatti (“La sottomissione”- “Le difese del cavallo”) una semplice risposta meno che generosa agli aiuti è già una difesa e, nel rapporto con il cavallo,  l’accettazione della più piccola difesa, porta inevitabilmente allo sviluppo di quelle più grandi.  Di qui la necessità, durante il lavoro montato, di effettuare frequenti soste.  

La spia sulla durata del lavoro è costituita dalla respirazione: bisogna osservare il fianco del cavallo ad ogni alt.  Se soffia in modo marcato e non rientra subito nella frequenza normale significa che ha lavorato abbastanza.

 

 

 

 

 

Nel tondino invece bisogna abituarlo a muoversi(al passo) con il motore al massimo. Con un po’ di progressione si può arrivare a quattro ore consecutive senza alcun segno di fatica:  ma questa è l’unica modalità per ottenere la riparazione di gravi lesioni e per ottenere lo sviluppo dei muscoli (ad es. gli psoas) necessari al lavoro in piano (“Lo sviluppo della funzione di flesso-estensione”). 

Potrà così sopportare, senza danni fisici,  il lavoro di condizione necessario ad immagazzinare impulso che è CAPACITA’ DI SPINTA IN  AVANTI,   IN PERFETTO EQUILIBRIO, SOTTOMESSA AGLI  AIUTI  INVISIBILI  DEL  CAVALIERE.

                                                                                        Carlo Cadorna

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