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LA LEGGEREZZA

 

 

 

 

Per “leggerezza” di un cavallo si intende la capacità di muoversi con facilità anche in spazi ristretti:  presuppone una grande mobilità del treno anteriore ottenuta attraverso una grande rispondenza(forza + flessibilità) di quello posteriore.

Essa è essenziale per assicurare ai piedi, vere e proprie ventose, la necessaria circolazione del sangue nella vasta rete capillare interna.

La leggerezza del cavallo non si ottiene, ovviamente, lasciando le redini, ma al contrario mettendo il cavallo negli aiuti (“Le sensazioni a cavallo”) e sviluppando, attraverso il lavoro in estensione, la muscolatura dorsale che consente al cavallo di sostenersi da solo, senza cercare il sostegno della mano.

Quando raggiunge l’equilibrio, comincia a sviluppare la tensione dorsale che si esprime nella mano prima con un semplice appoggio e poi con il “distaccarsi dalla mano” che presuppone il cavallo diritto e la masticazione.

La tensione dorsale potrà svilupparsi soltanto se la mano è leggerissima sulla bocca:  significa che il cavaliere deve “sentire” anche la minima diminuzione della tensione dorsale ed alleggerire la mano allo scopo di facilitare un maggior impegno della schiena del cavallo.

Quando la rotazione del bacino determina l’abbassamento delle anche (“L’addestramento del cavallo” – “La riunione”) il cavallo può rilevare l’incollatura mantenendo integro l’impiego e la decontrazione della schiena: il rilevamento dell’incollatura permette al cavallo di raggiungere la leggerezza.

La leggerezza di un cavallo si può valutare anche in scuderia:  l’incollatura deve essere muscolata vicino alla criniera ma non pesante.  Le incollature taurine sono indice di peso sulla mano.

 

 

 

 

 

Nel 1970 ero a Montelibretti ed ebbi l’incarico di accompagnare il grande cavaliere tedesco Winkler alla scuderia “Nasello” in visita al cavallo olimpionico Enigk  acquistato qualche mese prima dallo Stato per la monta di Piero d’Inzeo.  Winkler tastò la muscolatura del collo e scosse la testa: mi disse che il cavallo non era in forma perché aveva perso l’abituale tono muscolare.  Sapevo che il cavallo veniva lavorato quasi esclusivamente alla corda ma non dissi niente.   Poco tempo dopo il cavallo, dopo aver partecipato al concorso di Palermo, contrasse la piroplasmosi (malattia che colpisce il fegato) e non riuscì a superarla per le sue precarie condizioni fisiche.

E’ da notare che questo percorso addestrativo del cavallo, corrisponde a quello del cavaliere:  finchè questi, per trovare l’equilibrio sul cavallo, ha bisogno di portare il suo baricentro molto in avanti, il cavallo non potrà essere leggero ma soltanto “sulle spalle”.

Quando il cavaliere invece riesce ad essere insieme al cavallo mantenendo il suo baricentro centrato su di esso (“L’assetto a cavallo”),  il cavallo potrà raggiungere la leggerezza.

I cavalieri che praticano l’Equitazione Naturale si renderanno conto che lavorando con l’assetto “inserito” nel movimento del cavallo(peso sulle staffe) si ottiene una leggerezza che i cavalieri “appiccicati” al cavallo(peso sulla sella) non otterranno mai!

Carlo Cadorna

4 Responses to “LA LEGGEREZZA”

  1. timoteo #

    Gent.mo Sig Colonnello ,quindi per ottenere la leggerezza occorre , tra le altre cose ,modificare un collo taurino ,corto ,cosidetto a collo di cervo , cercando di evitare il falso piego , cioè l’incappucciamento ., presumo con un lungo lavoro di estensione alla corda , è sufficiente ?’

    15 Maggio 2014 at 21:29 Rispondi
    • lastriglia #

      Nel tondino si può ottenere moltissimo: il video che gentilmente Alberto(“L’osteopatia”) ci ha messo a disposizione mostra l’inizio(soprattutto a mano dx). Il cavallo si deve formare scrupolosamente dall’indietro in avanti: inizialmente terrà il collo molto basso. Poi comincerà a rilevarlo e ad accorciarsi dietro. Per ottenere di più in modo naturale, bisogna fare lo stesso, montato, in leggera salita. Prima al trotto e poi anche al galoppo. In leggera salita usano la schiena anche i cavalli che non sono perfettamente sani(per esempio gli scarti delle corse). E’ pressoché impossibile ottenere altrettanto in piano. Il vero vantaggio del lavoro naturale, oltre alla qualità, è che può essere protratto per delle ore senza rischi per l’integrità del cavallo (che suderà molto sui muscoli giusti).

      16 Maggio 2014 at 05:54 Rispondi
  2. Perchè queste istruzioni vengono omesse dalla maggior parte degli istruttori di
    equitazione ?

    26 Maggio 2014 at 10:28 Rispondi
    • lastriglia #

      Qualcosa ho già scritto negli articoli che trattano dell’istruzione e dell’organizzazione federale. In sintesi in Italia non è mai stato costituito un organo avente le funzioni di scuola nazionale di equitazione, anche perché si discute ancora su quale sia la giusta equitazione(è ovviamente quella che, nel rispetto della meccanica del cavallo, lo mette nelle migliori condizioni per competere negli sport equestri) : questione di cultura e di cervello che sembrano mancare nel nostro ambiente sportivo. Di conseguenza gli istruttori degli aspiranti istruttori non erano sufficientemente qualificati. Ad aggravare il problema si è permesso a dei patentati 1° grado e anche meno di diventare istruttori con un corso di sei mesi(a livello nazionale) e di quattro giorni(a livello regionale).
      L’unica cosa buona è stata decisa dall’ultima dirigenza regolarmente eletta: è stato nominato responsabile tecnico del settore formazione un cavaliere-istruttore molto qualificato: ma mi risulta che non ha alcun potere….

      26 Maggio 2014 at 13:50 Rispondi

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