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CONSIGLI PER IL LAVORO QUOTIDIANO

                                                            Il lavoro deve essere adattato ad ogni cavallo e ad ogni cavaliere.  Per il cavallo deve rispettare la progressione del lavoro (“La progressione nell’addestramento”) dopo aver fatto un’attenta analisi  giornaliera dei punti di forza da utilizzare e dei punti deboli da correggere.     Perché non avrebbe senso sovraccaricare dei muscoli o delle articolazioni dolenti.   

 Per un cavaliere con un assetto consolidato il lavoro dovrà essere il più semplice possibile ma sistematico nella durata e nelle ripetizioni fino a risultato ottenuto.   Semplice significa che bisogna concentrarsi sulla qualità degli aiuti, rafforzando gradualmente l’azione del peso del corpo su di una mano scrupolosamente passiva.

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Perché, proprio per non produrre parti “dolenti”,  alla meccanica del cavallo deve essere richiesto sempre il medesimo lavoro:  pensate al trauma di un cavallo che cambia cavaliere,  anche soltanto per il diverso rapporto tra gli aiuti!

Inoltre, se Voi volete sviluppare la forza del Vostro braccio,  non solleverete 5 volte 50 kg. ma 50 volte 5 kg.!  Per il cavallo vale lo stesso principio(“La sistematicità del lavoro”).

Gli esercizi particolari servono più per il cavaliere che per il cavallo allo scopo di attivare i suoi aiuti insufficienti o addirittura negativi.  Infatti, l’unico modo per ottenere un lavoro utile con un cavaliere con difetti di assetto, è quello di eliminare la prensilità delle mani facendogli impugnare le redini con una mano e di concentrarsi sull’impulso attraverso la cura dell’assetto e l’impiego all’uopo dell’altra mano munita di frusta lunga.  In questo modo il cavaliere potrà “sentire” nella mano che tiene le redini l’effetto della frusta: l’impulso! 

Di grande utilità è il lavoro in compagnia perché è un modo per assicurare l’impulso ovvero la componente principale del lavoro.

 

 

 

 

 

Con un cavaliere di media capacità sarà opportuno lavorare soprattutto sulle transizioni perché, soprattutto quelle discendenti, insegnano al cavaliere a lavorare senza aiuti attivi utilizzando soltanto il peso del corpo. 

Un cavaliere esperto lavorerà sempre in discesa di aiuti  utilizzando l’azione del peso del corpo,  limitandosi ad intervenire con le gambe se la tensione dorsale fosse insufficiente.  La migliore qualità di questo lavoro si ottiene in leggera salita perché il cavallo è costretto ad inarcare la schiena allo scopo di allungare il braccio di leva e sui cavalletti perché tendono a sciogliere tutte le rigidità della schiena:  bisogna però fare attenzione perché questi strumenti sono utili soltanto per un cavallo che si muove con la linea dorsale inarcata.  Inoltre, il lavoro in salita è adatto ad un cavallo sano perché richiede un impegno continuo.

Un cavallo con problemi fisici ai posteriori si compenserà sovrautilizzando le articolazioni basse.  Con questo tipo di cavallo (da recuperare) bisogna lavorare molto al tondino-soprattutto al passo- allo scopo di adeguare la muscolatura alle esigenze del lavoro.

Anche nel lavoro montato, il passo dovrebbe costituire l’andatura principale (cui affidare almeno il 70% del lavoro),  promuovendo continuamente (anche con l’uso della frusta lunga) la massima oscillazione e la massima tensione della linea dorsale (“Il lavoro al passo”).  A seguire il galoppo, rigorosamente sollevato fermando l’assetto con la spinta dei talloni in basso;  il trotto sul diagonale meno leggero alla mano e sul quale ci concede minore impulso, in leggera salita o sui cavalletti/barriere a terra.

In pratica, bisogna ricercare sempre la tensione dorsale che si manifesta con la spinta della bocca del cavallo nella mano del cavaliere: questa spinta deve essere convogliata in basso con il cedere-trattenendo abbinato alla scelta di andature che aiutino la flessione delle anche del cavallo ed alla cadenza.  Il cavallo deve prima appoggiarsi bene e poi distaccarsi dalla mano( mantiene l’appoggio ma alleggerisce il contatto, rendendolo pastoso.


 

 

 

 

Il lavoro deve essere interrotto spesso, ogni qualvolta il cavallo dimostra la sua generosità (quando mantiene la tensione senza l’uso delle gambe e con le mani abbassate = equilibrio), perché questo è il miglior premio: soltanto il tempo di fargli riprendere fiato cosa che il cavallo imparerà a fare sempre più velocemente. E’ anche utile cambiare spesso luogo di lavoro perché si otterrà un maggiore impegno con minore fatica.

Il cavallo deve lavorare tutti i giorni ma ogni tanto bisogna dar modo alla sua muscolatura di andare in riparazione: 3-4 giorni al prato sono l’ideale. Altrimenti, invece del riposo settimanale, meglio un giorno dedicato soltanto al lavoro non montato (consiglio il passo allungato perché è l’unica andatura che non pregiudica la riparazione). 

 

Il risultato al quale si deve tendere è quello di ottenere delle andature di grande qualità ed una condizione fisica che le produca senza alcuno sforzo (“La preparazione per le gare”).  Come ho spiegato negli articoli dedicati all’addestramento, questo risultato può essere ottenuto soltanto quando il cavallo sarà riunito e perfettamente diritto. 

E’ una questione di impulso e di corretta distribuzione del lavoro.

                                                                                                                                                      Carlo Cadorna

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