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L’IMPORTANZA DELLA MANO

La funzione della mano è quella di permettere lo sviluppo muscolare della linea dorsale del cavallo (i muscoli si sviluppano quando si contraggono) dalla quale dipende la possibilità del cavallo di essere correttamente “negli aiuti” e, quindi, sviluppare l’impulso sotto il controllo del cavaliere.

Nella prima fase dell’addestramento(“Le fasi dell’addestramento”) la sua funzione è essenzialmente quella di fornire al cavallo delle  indicazioni che lo aiutano a trovare il suo equilibrio attraverso una postura corretta  (con la schiena inarcata). whitages 001

Nella seconda e terza fase la mano permette, attraverso la sistematicità(“La sistematicità del lavoro”) del lavoro, la costruzione dell’impulso (“La tensione dorsale”)  che rappresenta lo scopo ultimo dell’addestramento. trotto2

La condizione normale della mano è passiva, lasciandosi portare dalla bocca del cavallo (cedere).

Quando il cavallo si contrae, la mano agisce sulla tensione dorsale allo scopo di ottenere la decontrazione:  l’azione si manifesta con delle brevissime resistenze seguite immediatamente da una cessione(mezza fermata).  Il cavaliere le ottiene chiudendo le dita anulari ed, inizialmente,  rilevando leggermente le mani: in questo modo l’azione agirà essenzialmente sulla connessura delle labbra ottenendo un effetto sulla nuca del cavallo che aiuta l’estensione dell’incollatura (“L’addestramento del cavallo”).

Mano a mano che procede l’addestramento e la bocca del cavallo diventa più rispondente anche per l’incremento dell’impulso, l’azione diventerà sempre più leggera ed invisibile fino ad agire soltanto sulle barre che garantiscono l’elasticità del contatto. trotto1

La mano determina l’equilibrio del cavallo sia perchè controlla l’incollatura e sia perchè, attraverso il controllo dell’incollatura, determina la possibilità di oscillare della linea dorsale e quindi delle articolazioni alte posteriori di flettersi, determinando la spinta efficace. In un cavallo riunito controlla l’impulso (“La tensione dorsale”) e, regolandolo, determina l’equilibrio.

La bocca del cavallo deve, per il tramite della tensione dorsale, premere nella mano prima, e quindi scavalcarla (come conseguenza della schiena che si alza sullo stesso diagonale) distaccandosi dalla mano: questo significa che il contatto diventa leggerissimo e  pastoso ((“La sottomissione del cavallo”). Tra la mano del cavaliere e la bocca del cavallo vi deve essere un dialogo continuo, fatto di piccole resistenze e cessioni tendenti a migliorare ed accentuare l’uso che il cavallo fa dell’incollatura:  se questo dialogo viene meno,  cessa anche il buon funzionamento della schiena del cavallo.

Poichè l’equilibrio è la premessa indispensabile dell’impulso, ne consegue l’importanza primaria della “buona mano”.   Con un cavallo riunito la buona mano deve saper “tenere” la tensione in una posizione che mantenga centrato l’equilibrio del cavallo, all’altezza dell’attaccatura degli staffili ed in una posizione bassa per facilitare la decontrazione.

Qualità primaria della mano deve essere quella di saper mantenere un contatto costante e leggero -si dice “cavallo giusto nella mano“- con la bocca del cavallo (cedere trattenendo).

Al galoppo, simile ad un piccolo salto, deve compiere un movimento semicircolare che tende a diventare ovale sempre più piatto mano a mano che il cavallo si riunisce: di particolare importanza è che la mano vada avanti e verso il basso nel terzo tempo. E’ la condizione necessaria perchè il cavallo possa raccogliere il posteriore nel primo tempo successivo. Se questo non avviene, il cavallo tenderà ad irrigidire la schiena e, di conseguenza, a perdere impulso: se il cavaliere interviene con le gambe, il cavallo tenderà ad affrettare l’andatura che tenderà a perdere la sua rotondità ed a divenire piatta. Il cavallo ed il suo cavaliere si rincorreranno e le parabole dei salti diverranno schiacciate.

Perciò, la prescrizione di molti istruttori “fermo con la mano” è concettualmente e praticamente errata, con l’unica eccezione della battuta davanti ai salti:  il cavallo deve “rimbalzare” nella mano. Parimenti è errato tenere le mani alte perchè irrigidisce la schiena del cavallo e lo rende violento.  La mano deve essere leggermente più alta della bocca del cavallo,  ma deve abbassarsi perchè la bocca è ancora più bassa.  La mano alta porta anche il cavaliere ad irrigidire l’articolazione coxo-femorale.

I migliori esercizi per lo sviluppo di una buona mano sono i galoppi in dislivello e sui dentro-fuori oltre al passo allungato ed alle transizioni di velocità al galoppo.

La buona mano non è soltanto quella che sa cedere: deve anche saper resistere in modo efficace ma senza interrompere il contatto con la bocca ed il movimento oscillatorio dell’incollatura (trattenere cedendo).  Ma per imparare a resistere (senza tirare) la mano deve prima saper cedere.    

Per intervenire in modo efficace (mezza fermata) al galoppo, la mano dovrà chiudersi durante il tempo di sospensione perchè il cavallo, non avendo appigli a terra, non potrà resistere e perchè è l’unico momento nel quale l’azione della mano non interferisce con il movimento oscillatorio della linea dorsale. Per imparare ad intervenire bisogna contare quattro tempi e chiudere il pugno nel quarto.  L’esperienza mi dice che soltanto agendo in questo modo si possono controllare i cavalli più difficili, quelli violenti e poco flessibili.

La buona mano insegna anche al cavallo a mantenere il contatto:  in questo modo, in uno stadio avanzato dell’ addestramento,  potrà invitare efficacemente il cavallo ad ampliare la sua oscillazione. L’ampliamento dell’oscillazione provocherà un maggiore ingaggio dei posteriori e quindi farà aumentare la loro capacità di spinta utile.

Vedo spesso in TV dei giovani di talento la cui mano è in contrasto con la bocca del loro cavallo. Questa situazione viene generalmente giudicata in modo positivo perchè questi cavalieri avrebbero la capacità di montare cavalli cosidetti “difficili”. Non sono d’accordo! Non ci sono cavalli difficili ma solo cavalli non lavorati correttamente: questi cavalli tendono a fermare la schiena e quindi a produrre delle compensazioni posteriori che ne determineranno un rapido declino atletico. I loro cavalieri svilupperanno una sensibilità non corretta e quindi il loro talento non li aiuterà ad arrivare al primo livello. Force 001

Alla fine dell’addestramento, in un cavallo correttamente riunito, il cavaliere sarà in grado di “sentire” nella mano tutto quanto succede nella meccanica posteriore del cavallo:  quindi di percepire gli effetti delle sue azioni propulsive.

In definitiva sarà in grado di sentire in anticipo con la mano il verificarsi od anche solo l’intenzione da parte del cavallo di far venir meno la sua collaborazione e prevenire le difese.

Carlo Cadorna

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