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I 90 ANNI DI PIERO D’INZEO

Domenica 10 marzo, alla scuola della Farnesina (S.I.R.), sono stati festeggiati i 90 anni di Piero d’Inzeo:  i cavalieri più giovani non lo conoscono perchè ha smesso di montare nel 1982.  E’ stato un prodotto di questa grande scuola della quale il Padre, Costante, era l’istruttore.  Del Padre, che è stato il miglior cavaliere dell’anteguerra(giudizio di Mio Padre), pubblico una foto del 1930 che lo ritrae su un cavallo da corsa, Travale,  di proprietà di Mio Padre.   Piero è diventato una fotocopia del Padre aiutato da un’attitudine fisica eccezionale e da un cervello che funzionava come un computer, misurando i metri del percorso.  La sua equitazione era quella classica italiana, nella sua versione più colta, ma con la tendenza, personale, a portare all’estremo lo sviluppo dell’impulso attraverso la concentrazione del lavoro, fino al limite dell’equilibrio.  Quindi una equitazione difficile da comprendere ma, anche per questo motivo,  affascinante e misteriosa.  I Suoi percorsi erano capaci di suscitare delle emozioni oggi sconosciute:  le Sue mani, misteriose e ieratiche (come le definì il grande scrittore L. Gianoli) ti lasciavano il cuore in gola.  Per l’Arma di Cavalleria, di cui ero un giovane esponente, Piero è stato una bandiera in tutto il mondo.    Grazie  Piero !!!!!!!!!!!!!

Carlo Cadorna

 

 

2 Responses to “I 90 ANNI DI PIERO D’INZEO”

  1. Filippo Gargallo #

    Un grande campione al cui nome si associano quelli dei suoi magnifici cavalli con i quali ha avuto in sorte di vincere ogni competizione, provocando in noi magnifiche emozioni. Da sottotentente di Cavalleria presso la Scuola di Montelibretti nel 1993 l’ho avuto come istruttore di equitazione e ne ricordo ancora le energiche lezioni. In un certo senso, aver avuto degli insegnamenti da Lui è per me oltre che un bellissimo ricordo anche un certo vanto. Vorrei però chiedere al Colonnello Cadorna, che tanto bene porta avanti questo sempre interessante giornale, un (forse improbabile) parallelo con il fratello del Col. Piero, ossia il Col. Raimondo d’Inzeo. Certo per chi viene dalla Cavalleria come noi, la bandiera è il Col. Piero, eppure sempre si sono fatti mille distinguo tra i due modi (peraltro, evidentemente, entrambi molto efficienti) di montare dei due Fratelli d’Italia (come venivano chiamati in quei tempi).
    Filippo Gargallo

    13 Marzo 2013 at 17:18 Rispondi
    • lastriglia #

      E’ come paragonare Horowitz a Rubinstein(sono due tra i più grandi pianisti del ‘900)!! Sono due persone diverse: Piero è drastico nell’affrontare i problemi (in un pomeriggio ha aggiunto una diagonale all’ippodromo di Tor di Quinto!), Raimondo più misurato.
      Così sono stati nella costruzione dei cavalli: io sposo l’idea di Piero con il metodo di Raimondo. In fondo è la stessa equitazione: Piero ha assorbito maggiormente il modo di montare del Padre (leggi “La lezione di Piero”). Oggi possiamo vedere quella Equitazione nelle amazzoni americane Kessler e Goutal: di lì dobbiamo copiare….

      14 Marzo 2013 at 06:12 Rispondi

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