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LA FINALE DEI CAMPIONATI DEL MONDO

 

 

 

 

 

                                                                                          

                                                                La finale del campionato del mondo con lo scambio dei cavalli consente di effettuare alcune considerazioni perché ha messo a nudo la qualità ed i difetti dei cavalieri così come dei cavalli. 

Cominciamo dai cavalli perché sono stati essi a mettere alla prova i cavalieri.  Cortez si è dimostrato il cavallo meglio addestrato: sempre padrone del proprio equilibrio, anche nella combinazione dove era messo maggiormente alla prova ed una locomozione sempre regolare e corretta: questo dimostra che B. Madden è il cavaliere che monta meglio a cavallo, ha l’assetto più corretto e la mano più sensibile. 

 

 

 

 

 

Zenith ha mostrato di essere pieno di temperamento, ma molto sensibile con una locomozione ed un equilibrio fragili e funzionanti entro limiti ben precisi. 

Casall ha mostrato di essere un buon cavallo, senza troppi problemi salvo il fatto che viene impiegato dal suo cavaliere con una tecnica che gli impedisce di mettersi sulle sue gambe.

Orient Express è un buonissimo cavallo un po’ sulla mano perchè poco riunito.

Venendo ai cavalieri, Bengtsson ha una tecnica di salto giusta- mette impulso con l’assetto ed aspetta il cavallo – che gli ha consentito di entrare in finale con un cavallo, nel complesso, ben preparato ed integro;  ma è sempre troppo poco piegato all’inguine, difetto che gli impedisce di inserirsi completamente nel movimento del cavallo e l’ha messo in crisi quando ha dovuto confrontarsi con il temperamento di Zenith.

Il limite di B. Madden sta nella sua limitata sensibilità nel controllo e nella cadenza del cavallo, fattori evidentemente legati fra di loro.  Sembra appartenere a quella scuola che ritiene di poter risolvere tutto con un buon ritmo brillante: è così soltanto nel lungo periodo con un cavallo ben preparato ed armonico, ma non certo con cavalli improvvisati e con l’addestramento da completare.

 

 

 

 

 

Delaveau è il tipico rappresentante della scuola francese: una buona capacità di inserimento nel movimento del cavallo e la tendenza a cercare la distanza per poter intervenire sul cavallo.  Questa tecnica, ad alto livello, può essere vincente soltanto se il cavallo è completamente distaccato dalla mano ed è addestrato a questo sistema: la praticavano R. d’Inzeo e G. Mancinelli. Inoltre, per essere insieme al cavallo, avanza più con il busto che con il bacino: di conseguenza è poco centrato come si è visto soprattutto quando ha montato Cortez. 

 

 

 

 

 

Dubbeldam ha mostrato una sensibilità eccezionale già in campo prova dove ha compreso subito i problemi di controllo, nel loro equilibrio, di ogni cavallo. Ha una tecnica che assomiglia molto a quella di P. d’Inzeo: mettere impulso ed aspettare il cavallo controllando la cadenza. Senonchè P. aveva un fisico (inforcatura lunga e busto corto) che lo favoriva.  Ha dimostrato sempre grande padronanza dei cavalli che ha montato pur così diversi tra loro: l’ha ottenuto attraverso il controllo della cadenza e della tensione dorsale.  L’unico suo vantaggio è stato quello di aver montato Casall dopo B. Madden che l’ha messo sulle sue gambe: ma nella gabbia la Madden ha arretrato l’assetto sull’ostacolo di mezzo pensando così di evitare l’errore sul verticale di uscita.  Così facendo ha bloccato la schiena di Casall che ha fatto errore con i posteriori ( perché le vertebre dorsali D16 e 17 regolano la capacità del cavallo di impegnare i posteriori (“L’osteopatia”)- esse si trovano proprio sotto la paletta della sella).

Non così Dubbeldam che è rimasto inserito aprendo le spalle per aiutare Casall a rientrare. Quindi, un grandissimo cavaliere! 

Bisogna notare che, rispetto a quattro anni fa, il livello medio è progredito ed anche la difficoltà del percorso.

Per concludere, la formula di gara si è dimostrata, una volta di più, perfetta perché ha classificato nell’ordine giusto i migliori cavalieri del globo.

                                                                                            Carlo Cadorna

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