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UN ISTRUTTORE SFORTUNATO

                                                                                                                  Ribolle su internet l’ultimo caso di un possibile maltrattamento di cavalli:  a farne le spese il cavallo Flambo,  noto nella disciplina del dressage.  

Il protagonista della vicenda sembra essere un noto ex cavaliere ed istruttore nella disciplina che è già stato implicato, in passato, in un caso simile. 

Sembra che il cavallo,  mentre veniva lavorato alla corda dall’istruttore, si sia impennato cadendo e fratturandosi due vertebre cervicali:  queste fratture portano quasi sempre il cavallo alla morte, anche se non immediata come è avvenuto in questo caso (nella foto sotto un caso mortale avvenuto ad Acquisgrana nel 1968). 

Un cavallo può inciampare durante il lavoro soprattutto se cerca di risparmiare un posteriore dalla fatica perché scaricherà tutto il peso sull’anteriore dello stesso diagonale:  se ha libertà d’incollatura riesce a non cadere, altrimenti rovina a terra (Caprilli).  Ma siccome è caduto con il muso sotto perché si è  fratturato due vertebre, evidentemente NON aveva l’incollatura in posizione naturale. Infatti, quando il cavallo perde l’equilibrio, va istintivamente con il muso in avanti(esattamente come noi allarghiamo le braccia).

Naturalmente,  come già nel caso passato (fine anni ’90) ,  sono immediatamente intervenuti gli avvocati minacciando querele(l’interessato ha minacciato anche me, ma la cosa non mi turba affatto):  ma qui sembrano esserci un video e dei testimoni. 

Siamo certi che il Procuratore Federale  si renderà conto dell’importanza,  affinchè la FISE non ne esca completamente squalificata,  di un’indagine rapida e severa.   Nel frattempo, un elementare senso di opportunità dovrebbe consigliare la sospensione dell’interessato almeno dai corsi federali.

Conosco l’interessato dal 1973 quando era un valido allievo del grande istruttore Maestro Roman:  montava infatti con successo un purosangue scartato a S.Siro.  Poi è stato inviato dalla FISE in Germania nell’ambito di un programma di qualificazione professionale federale per lo sviluppo della disciplina del dressage. 

Ed ha assorbito (ma non certo dal Sig. Theodorescu) un certo modo di intendere l’equitazione che è molto diffuso in quel paese dove alcuni gruppi di cavalieri ricorrono a qualunque pratica pur di ottenere la sottomissione dei cavalli :  alcuni anni fa, a Piazza di Siena, ho dovuto minacciare personalmente una denuncia per ottenere che il servizio di stewards  obbligasse un notissimo cavaliere a togliere delle redini che, per un’ora,  costringevano un famoso cavallo (oggi famoso stallone) a passeggiare con il muso in mezzo agli anteriori. 

Un cavaliere che fa una cosa del genere dimostra una totale ignoranza della meccanica del cavallo ed una grande insensibilità nei suoi confronti  e, comunque  almeno in Italia, commette un reato previsto dal codice penale. 

A dimostrazione del fatto che io avessi ragione, il succitato cavallo nelll’ambito del concorso successivo ha messo in atto delle tali difese che è stato destinato esclusivamente a fare lo stallone.

Quello che lascia perplessi è che questo tipo di cavalieri  sono strettamente collegati tra di loro e formano nell’ambito sportivo un gruppo ben riconoscibile (“Il benessere del cavallo è soltanto una bella parola?”) che mira essenzialmente al risultato immediato.  Ma purtroppo per loro in equitazione la qualità del lavoro si vede negli anni dalla durata dei cavalli nell’integrità  fisica  e nelle prestazioni agonistiche. 

Quello che non si comprende è la superficialità con la quale la FISE ha permesso e spesso aiutato questi personaggi a costruirsi una fama immeritata (la FISE gli ha addirittura conferito l’incarico ben retribuito(> di cento mil.) di dirigere il gruppo che ha redatto il Testo Guida per gli istruttori !!!):  avevamo il miglior cavallo da completo del mondo.  Dopo la cura è sparito ma già l’ultima volta che l’ho visto in gara ho notato che era completamente privo d’impulso tanto che il suo ottimo cavaliere era costretto a muovere le mani. 

Infatti l’impulso dipende meccanicamente dalla funzione di flesso estensione che, a sua volta, è attivata dall’oscillazione della linea dorsale.  Nella foto di presentazione,  si può vedere un cavallo lavorato alla corda dall’istruttore in questione:   è ingabbiato da un sistema di doppie redini che richiede al treno posteriore un impegno che non può fornire a causa dell’incappucciamento dell’incollatura che blocca l’oscillazione dorsale(dalla flessione del nodello possiamo osservare il carico sull’anteriore sx):  quindi il cavallo ha difficoltà ad equilibrarsi (poiché questa modalità di lavoro è contraria-insostenibile- alla natura del cavallo potrebbe costituire maltrattamento di animale e lo costituisce ai sensi del nuovo Codice di Tutela). 

Inoltre il cavallo denota una carenza di muscolatura lombare che avrebbe dovuto consigliare l’andatura del passo. 

Anche il più noto e competente Presidente di Giuria italiano ha dichiarato questa mattina che quanto accaduto a Flambo non lo meravigliava affatto.  

Il caso fa discutere e si sono già formate due fazioni:  ai miei affezionati lettori l’ardua sentenza.                                                                                                            Carlo  Cadorna

 

P.S. L’autopsia ha accertato che la morte è stata causata dalla frattura di due vertebre cervicali:  a questo punto il Procuratore dovrà nominare un perito per stabilire come il cavallo possa essersi procurato le fratture e quale ne sia stata la causa.      Siccome nel mondo equestre italiano non ci sono due tecnici che la pensano nello stesso modo, immagino che potrà sorgere qualche problema.  Attendiamo quindi  il procedere dell’indagine… 

Apprendo (25/06/15) che Margi mi ha querelato, ma la Procura ha archiviato l’atto:  sono grato alla Procura Federale per aver riconosciuto il carattere costruttivo di questo sito.

Si apprende il 02/07  che la Procura ha deciso:  Margi è stato radiato dai quadri federali.

Faccio alcune considerazioni:

– la Procura si è espressa (ho letto le motivazioni) con serietà ed indipendenza: onore ad Essa ed a chi l’ha nominata;

–  Dalle testimonianze risulta che il cavallo ha reagito al lavoro che gli veniva imposto inpennandosi:  quindi un cavallo che avanzava poco anche, probabilmente, a causa di qualche lesione vertebrale. I numerosi sostenitori dell’istruttore in questione riflettano!!!!!!!!!!!!!!

–  Si è finalmente messa la parola fine al vero scandalo:  tanti tesserati, privi di esperienza e di cultura finiti nelle mani di un personaggio senza scrupoli.  Si leggano prima le motivazioni della sentenza e poi l’articolo comparso sulla rivista “Tuttodressage” per raccontare ai lettori uno stage di Margi al Pony Club Roma nel 2013.

–  Non mi rallegro per la sanzione nei confronti dell’imputato anche se ha gravi responsabilità:  perché le responsabilità della dirigenza federale che l’ha allevato e coperto sono ancora più gravi!

– Forse sarebbe stato opportuno allegare alla sentenza una relazione tecnica ad evitare malintesi.

–  Mi rallegro con la proprietaria ed amica di Flambo:  forse, finalmente, troverà un po’ di pace.

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Tuttavia  la sentenza è stata parzialmente riformata in appello (“Le contraddizioni della FISE”) ma la Commissione di Garanzia del CONI ha ristabilito, definitivamente, la pena della radiazione.

Il mio parere  tecnico motivato è il seguente:

– bisogna preliminarmente escludere il caso fortuito perché questo è possibile soltanto nel caso di cavalli eccezionalmente rigidi:  fatto da escludere per Flambo perché era affidato alle cure di un istruttore qualificato;

– la frattura delle due vertebre implica una caduta con il muso sotto (come quella del grigio in alto denominata caduta mortale):  una tale caduta può verificarsi esclusivamente con un cavallo “tenuto” in una postura innaturale di chiusura dell’incollatura ed avente una certa energia cinetica in avanti come quella che si vede nella foto di apertura.

12 Responses to “UN ISTRUTTORE SFORTUNATO”

  1. dalmazio bertulessi #

    la sentenza l’ha espressa insindacabilmente FLAMBO,con la forza della verità che indietro non torna……..onore a FLAMBO

    30 Novembre 2014 at 13:50 Rispondi
    • lastriglia #

      La morte di un cavallo è sempre un fatto grave nell’ambito di uno sport che dovrebbe promuoverne il benessere. Quindi invito tutti i lettori a mettersi nei panni della proprietaria di Flambo: pensando al Suo immenso dolore Le esprimo la vicinanza della Striglia e mia personale.

      1 Dicembre 2014 at 05:09 Rispondi
  2. Giorgio Mazzucchelli #

    Caro Carlo,
    mi sono astenuto di ogni commento in merito su FaceBook.
    Non sono a conoscenza dei fatti , ma per ora siamo al ” si dice ” ” sembra” ecc
    quindi penso sia meglio aspettare la fine dell’inchiesta Federale .
    Penso che chiunque meriti di essere considerato innocente fino a prova contraria.
    Tanti commenti ora , ma vorrei vedere nel caso , come spero, sia constatata la innocenza di Paolo se ci sarà cosi tanto clamore.
    Un caro Saluto
    Giorgio

    30 Novembre 2014 at 13:53 Rispondi
    • lastriglia #

      Sono d’accordo con Te come d’altro canto ho scritto (titolo dell’articolo): mi sono limitato a commentare la foto che, in quanto tale, è inequivocabile. Peraltro, ma non ha diretta attinenza con questo evento, non condivido il modo di lavorare di Paolo perché fa uso della forza fisica: la conseguenza è che i cavalli si logorano e perdono la capacità di generare impulso.

      30 Novembre 2014 at 14:11 Rispondi
  3. naty220882 #

    Essendo di Roma sento il dolore per la perdita di Flambo come se fosse avvenuta nella mia scuderia, in questi giorni piove ininterrottamente e ho modo di trascorrere molto tempo a guardare i miei cavalli più che montarli.. Quanto scellerato dolore..quanta rabbia..come si può sostenere un dolore così grande? Non bisogna aver paura di dire, di criticare se necessario. Siamo noi la voce dei nostri cavalli che ci parlano in continuazione con i loro grandi occhi e che spesso non ascoltiamo. Siamo sordi. Andiamo di fretta .
    E a volte vanno via per sempre spezzando i dentro e portando via con se una parte di noi…
    Allora iniziamo a desensibilizzarci al dolore.. Perdi un cavallo poi arriva un altro poi lo
    Cambi con un altro più giovane poi arriva quello più esperto che salta di più.
    Non esiste. Il cavallo è per sempre. È un assunzione di responsabilità e un dovere garantirgli una vita dignitosa sia esso stato
    Un grande campione sia esso un compagno di passeggiate la domenica.
    Io sono certa che Flambo era questo per la sua proprietaria.
    Un Amico.
    Forse il più vero che c’è.

    4 Dicembre 2014 at 22:05 Rispondi
    • lastriglia #

      Condivido tutto quello che scrive con grande sensibilità: il problema è che quella equestre è un’arte difficile che richiede intelligenza e cultura oltre ad un amore per la ricerca continua per essere compresa. Di conseguenza è facile fare degli errori che possono essere fatali. A volte mi capita di leggere dei commenti da parte di persone che mi seguono da anni e mi cascano le braccia perché dimostrano di non aver compreso l’essenziale. Per questo motivo sto rivedendo tutti gli articoli per renderli più comprensibili… Speriamo almeno che la morte di Flambo serva a risvegliare le coscienze ed a fare chiarezza!

      5 Dicembre 2014 at 04:32 Rispondi
  4. francesca #

    CI MERAVIGLIAMO PER LA SORTE INFAUSTA DI UN POVERO EQUIDE,MA SAPPIATE CHE IL “MONDO DEL DRESSAGE”HA INSERBO PERSONAGGI CHE BEN POCO TENGONO ANCHE ALLA SORTE DEGLI UMANI;INFORMATEVI SULLA VICENDA ACCADUTA AI CAMPIONATI ITALIANI DI PARADRESSAGE E CAPIRETE CHE SE NON CAMBIA LA Mentalità NON SARANNO SUFFICENTI LE MEDAGLIE D’ORO CON LE CONSEGUENTI ONORIFICENZE A NASCONDERE LA PROFONDA IGNORANZA NELLA QUALE CI CULLIAMO

    15 Gennaio 2015 at 23:31 Rispondi
    • lastriglia #

      Le sono molto grato per l’informazione: indagherò…

      16 Gennaio 2015 at 05:49 Rispondi
    • Stefano #

      Non Capisco…
      in questo blog si sta parlando di un evento che ha causato la MORTE di un cavallo.
      Sono stato ai campionati italiani e non ricordo nessun episodio che abbia causato ferite o morte di alcun cavallo o cavaliere.
      Poi che vuol dire che le medaglie d’oro e onorificenze nascondono l’ignoranza? Di chi? Forse qualcuno ignora il sacrificio, l’impegno e gli sforzi di coloro che contrastando numerose difficoltà cercano di raggiungere risultati non solo per se stessi ma anche per il bene dello sport.
      Anche se viviamo in una società dove lo scandalo fa più notizia di un bel risultato ottenuto non dobbiamo cadere nel tranello di chi vuole infangare ciò che invece deve essere la via per propagandare i valori etici e morali.
      Qui sopra Francesca allude ad un atto antisportivo commesso da personaggi che ha causato un danno ad un uomo???
      Ci può spiegare di che sta parlando?
      POI SI! io mi meraviglio per la sorte infausta del povero equide perché non puoi non meravigliarti quando accade un evento simile, soprattutto quando si pratica lo sport cercando di rispettare le REGOLE che non sono solo quelle scritte ma anche quelle che del buon senso e del rispetto nei confronti dei nostri cavalli.

      17 Gennaio 2015 at 13:42 Rispondi
      • lastriglia #

        Io pubblico tutte le lettere che provengono da un indirizzo reale: sto indagando e la Sua mail mi aiuterà certo! La ringrazio e condivido la chiusura della Sua lettera.

        17 Gennaio 2015 at 14:12 Rispondi
  5. giuseppe maria de nardis #

    Il contenuto di questo articolo, aggiornato all’esito della pronuncia del Tribunale Federale sul caso in questione, è indissolubilmente connesso con il più recente articolo su “La Formazione degli Istruttori”.
    Specialmente per ciò che giustamente si dice circa la responsabilità che ha avuto la FISE nell’organizzare la formazione (per tralasciare le Giurie dei concorsi e gli spettacoli indecorosi nei campi prova).
    Invito tutti a leggere il contenuto della sentenza RG 19/2015 del citato tribunale (sezione Giustizia Sportiva del sito federale), con l’avvertenza che le descrizioni dell’accaduto sono inevitabilmente crude. Aggiungo che altra sentenza, per altro caso, si è aggiunta in queste ore a quella citata, sempre nei confronti dello stesso soggetto.
    La sfida per la dirigenza FISE non si misurerà sui risultati agonistici, ma sul radicale cambio di cultura, o meglio sulla reintroduzione di una cultura fondata sul rispetto assoluto e la conoscenza delle caratteristiche proprie di un essere senziente: il Cavallo.

    giuseppe maria de nardis

    3 Luglio 2015 at 17:09 Rispondi
    • lastriglia #

      Dalla lettura della sentenza mi pare proprio che i giudici abbiano una elevata coscienza dell’importanza dello strettissimo legame tra il nostro sport ed il benessere del cavallo.

      4 Luglio 2015 at 06:40 Rispondi

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