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IL CONCORSO FEI DI STOCCARDA

 

 

Il concorso di Stoccarda, tappa della FEI World Cup, ha riservato nuove emozioni per l’elevatissimo livello tecnico raggiunto da un numero consistente di binomi.

Il tema della giornata è stata la sconfitta tedesca ad opera del francese Staut che ha dimostrato come l’equitazione naturale possa battere quella tedesca (che naturale non è!) anche nella sottomissione dei cavalli con molto minore dispendio di energie e, quindi, con una migliore conservazione dell’atleta cavallo.

Sconfitta tedesca che è stata resa ancor più bruciante per la disobbedienza del cavallo di Ahlmann, il cavaliere di maggiore talento ma punito da un sistema di equitazione che non ha permesso al suo cavallo di coordinarsi ed aggiustarsi davanti al muro che, pure, è l’ostacolo più facile.  Nell’istantanea si vede anche come l’assetto, privo di fermezza per l’insussistenza della spinta del tallone in basso, abbia reso impossibile al cavaliere tedesco l’esercizio dell’azione del peso del corpo (leggi “L’azione del peso del corpo).

Bella la prova di Meredith Beerbaum con un cavallo in costante progresso (ma monta con un assetto americano-italiano) ed anche quella del nostro Emanuele Gaudiano, finalmente con un cavallo in equilibrio.

 

                                                                       Carlo Cadorna

2 Responses to “IL CONCORSO FEI DI STOCCARDA”

  1. giuseppe maria de nardis #

    Le osservazioni sul concorso FEI di Stoccarda, date in tempo reale, sono in stretta relazione con quanto da Lei scritto nei precedenti commenti sugli altri concorsi FEI, ed in particolare Verona. E sono tutte condivisibili, anche perchè sono una disamina attenta ed oggettiva dello stato delle cose, cioè dello svolgimento delle gare e dei risultati delle stesse. Le osservazioni più importanti, dal mio punto di vista, sono quelle che prendono in considerazione ed in esame la necessità di avere un sistema di istruzione di base, che per l’appunto dia delle serie “basi” (fondamenta) a chi si avvicina o vuole affinare la propria pratica equestre. Ed è quello che purtroppo si è andato sempre più perdendo nel mondo dell’equitazione italiana, che aveva la titolarità dell’aver saputo innovare col sistema caprilliano. Grandi sono state le colpe della Federazione e di tutti quelli che hanno trasformato l’equitazione in un commercio di bassa qualità e di grande personale remuneratività. Bene fa Moneta a rivolgere la sua attenzione ad un uomo come Morris, che non manca mai di ricordare quanto devono lui e l’equitazione statunitense ad uomini come Piero D’Inzeo ed in generale alla monta italiana. Mi è capitato di vedere su CHTV un filmato con interviste, realizzato durante un recente incontro con Morris presso le strutture di Moneta, cui hanno partecipato diversi cavalieri di punta italiani: tra questi il giovane Bologni che raccontava come Morris gli consigliasse di correggere la sua posizione in sella introducendo maggiormente il piede nella staffa e spostando il suo assetto sull’inforcatura, cioè quello che il mio istruttore ha sempre controllato che io facessi correttamente! Peccato però che per la Federazione (passata) fossimo minoranza, anche se io spero che fossimo solo una maggioranza silenziosa. Oggi riponiamo molte aspettative nella nuova dirigenza e nella rappresentanza dei tecnici e la speranza è che vi sia un rilancio della cultura equestre italiana, partendo dal coinvolgimento di quelle persone che sono depositarie di quelle conoscenze, perchè non vadano perdute e perchè vengano tramandate, e sia possibile riconoscere i luoghi in cui si pratica quell’equitazione. Liberi gli altri di continuare a montare come credono e come è più redditizio per loro, ma certo non per lo sport italiano vista la mancanza cronica e storica di risultati, nel salto ostacoli in particolare. Facciamo lavorare la nuova dirigenza federale, ma chi può e chi sa si faccia sentire e faccia sentire la propria vicinanza ad essa.
    Grazie dell’ospitalità,
    giuseppe maria de nardis

    18 Novembre 2012 at 20:05 Rispondi
    • Carlo Cadorna #

      Purtroppo il danno fatto negli ultimi 15 anni è enorme: sono stati patentati 11 mila istruttori che non hanno, perlopiù, alcuna impostazione chiara sul metodo di istruzione da usare nei confronti di cavalli e cavalieri. Poichè questi titoli non possono essere cancellati, bisognerà, con il tempo, procedere ad una progressiva riqualificazione. Ma prima bisogna definire il metodo! Il tecnico nominato dal consiglio federale per occuparsi del problema è un eccellente cavaliere; speriamo che abbia anche la necessaria capacità organizzativa e didattica. Comunque, i risultati di Moneta sono un forte incentivo!

      18 Novembre 2012 at 22:57 Rispondi

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